Per quanto riguarda l’occupazione nel settore eolico (la tabella 3.1 prevede un beneficio maggiore per la Puglia, solo al secondo posto Campania) essa è divenuta un’industria in rapida crescita, che favorisce il settore e ne garantisce lo sviluppo. Un binomio positivo che assicura da un lato crescita economica e dall’altro sviluppo occupazionale.
L’energia eolica ha registrato negli ultimi 5 anni (dal 2003 al 2008) un incremento pari al 125%, passando da circa 48 mila occupati a quasi 110 mila lavoratori; la maggior parte dei posti di lavoro si trovano in Danimarca, Germania e Spagna i tre Paesi “pionieri” per quanto concerne lo sfruttamento del vento, anche se ora stanno recuperando il ritardo accumulato stati come la Francia, il Regno Unito e l’Italia dal momento che la consolidata crescita del mercato ha e continua ad incoraggiare un numero crescente di produttori internazionali di turbine ad espandere le operazioni tra gli stakeholders del nostro Paese. I risultati dell’eolico presentati prendono in considerazione dei dati relativi alla produzione della turbina, la realizzazione dell’impianto, non prendendo in analisi le attività appartenenti all’indotto, ovvero lo sviluppo dell’occupazione dovuta all’installazione degli impianti eolici. Tra sorveglianza, gestione e manutenzione delle strutture di servizio ai parchi, le wind farm realizzano grandi impatti sociali. L’obiettivo italiano è quello di raggiungere entro il 2020 grandi risultati e specialmente la Puglia registra ogni giorno numeri da record, cercando di attestarsi entro il 2020 a quota 12 mila addetti globali (2). Tutto ciò lo ben dimostra la tabella realizzata dall’Anev (Tabella 3.1), nel suo studio sul potenziale occupazionale eolico in Italia, in cui si nota come una previsione fatta al 2020 la Puglia diventerà non solo la maggior produttrice di energia elettrica da fonte eolica, ma anche dal punta di vista occupazionale avrà un numero di occupati di gran lunga superiore a qualsiasi altra regione italiana.
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