L’energia, oltre ad avere un valore di mercato, ha anche e soprattutto una valenza ambientale. L’uso delle fonti energetiche cosiddette convenzionali, infatti, può comportare danni all’ambiente circostante ed alla collettività. Tali danni sono conosciuti come esternalità negative, ovvero come “costi” sociali aggiuntivi che in genere è difficoltoso da esprimere in termini monetari e quindi sono difficilmente incorporabili nei prezzi. Il 2008 ha visto l’affermazione nelle cronache quotidiane di una grande attenzione alle problematiche del cambiamento climatico che hanno interessato e coinvolto in modo diffuso anche l’opinione pubblica non specialistica e i non addetti ai lavori. (13) Il dibattito ha visto una forte convergenza nell’individuare nelle attività umane la causa principale dei cambiamenti climatici. Il rapporto tra Energia e Ambiente ha interessato e interessa tuttora studiosi e politici di ogni nazione che si incontrano in “summit” per analizzare la situazione e per elaborare proposte per favorire lo sviluppo sostenibile, ovvero come definito per la prima volta nel rapporto Brundtland del 1987 “uno sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni”. (1. Sitografia) D’altra parte, i governi mondiali si riuniscono di frequente per discutere e decidere sull’andamento dell’energia e sul suo rapporto con l’ambiente circostante. Il rapporto energia e ambiente sta diventando sempre più critico, con rischi futuri da non sottovalutare poiché tra le fonti energetiche più utilizzate i combustibili fossili costituiscono la parte prevalente impiegata nella produzione di energia. I summit vertono specialmente sulle modalità per far fronte alla crisi ambientale degli ultimi decenni, la quale se continuerà di questo passo creerà non pochi svantaggi alle popolazioni future.
Figura 1.2: aumento di temperatura previsto nel 2100(2. Sitografia) Particolarmente interessante è il documento elaborato dall’IPCC sui cambiamenti climatici mondiali, il “IV rapporto IPCC”; un rapporto di oltre 1400 pagine redatto da 2500 scienziati di tutto il mondo in quattro giorni di riunioni, polemiche e dibattiti. (3. Sitografia) Il documento, osteggiato fin dall'inizio da USA, Cina e Arabia Saudita, cioè i maggiori produttori di gas serra del pianeta, dimostra com’è probabile che la temperatura del pianeta s’innalzerà, in un secolo, di 2-2,5 gradi centigradi (Figura 1.2); provocando problemi legati alla perdita di biodiversità, alla desertificazione, all'innalzamento del livello dei mari e alla carenza di acqua potabile.
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